La Questura e la Procura di Torino hanno confezionato un aggravamento delle misure preventive nei confronti di Sara, giovane e generosa compagna del movimento torinese.
Già con obbligo di dimora e rientri serali oltre alla disposizione di firma quotidiana, a seguito di alcune segnalazioni da parte della Digos, è stato predisposto l’aggravamento delle misure tramutandole in arresti domiciliari.
Alcune di esse sono relative agli ultimi cortei avvenuti a Torino come in moltissime altre città d’Italia, in particolare il grande corteo di sabato 17 ottobre contro il carovita e il riarmo. Ricordiamo che anche in quell’occasione, a corteo concluso, la polizia ha deciso di caricare le persone ancora presenti in piazza Castello con lacrimogeni ad altezza uomo e con l’intento di spingere i manifestanti al di fuori del centro cittadino. In questa occasione Sara è stata individuata, insieme ad altri ed altre, prendere parte alla manifestazione. Questo è bastato, insieme alle segnalazioni relative alla manifestazione oceanica per la Palestina, per ottenere un aggravamento delle restrizioni in tempi da record. La richiesta è stata fatta venerdì e accolta venerdì stesso, notificata poi la sera stessa dalla Digos. E così, poco prima di un altro importante appuntamento per la città di Torino, ossia il corteo contro il riarmo e il carovita di sabato 24 ottobre, è stato applicato il dispositivo. Un’azione che va a colpire anche in un momento preciso, dato che è in corso il processo per la richiesta di sorveglianza speciale.
Nelle carte si legge la riproposizione del solito apparato argomentativo: la Questura ha come compito esplicito quello di confezionare ad arte personaggi e profili che in qualche modo dovrebbero assumere un ruolo da “leader” delle piazze in quanto ne prendono parte in maniera attiva. I giornali non si tirano indietro nel comporre un quadro in cui la narrazione cucita ad hoc concorre alla costruzione di questa immagine che va a legittimare atti di accanimento giudiziario nei confronti di alcuni compagni e compagne. Quasi una psy-op dove alcuni, molto spesso giovani, vengono individuati come rappresentativi di una dimensione completamente diversa da come si profila nelle menti di pm e questurini. L’eterogeneità, la complessità, i rapporti materiali tra persone, dimensioni collettive, realtà sociali e contesti viene completamente cancellata. Rimossa per fare spazio a un riassunto superficiale e completamente fuorviante di come, nella loro testa, dovrebbero funzionare le situazioni collettive, che siano di piazza o altro. Si evince in maniera sistematica, e probabilmente frutto di una profonda ignoranza della storia del conflitto sociale e dei movimenti, il costante tentativo di ridurre tutto a una banalizzazione stupida e semplicistica. Il problema è che poi a pagarne le conseguenze sono compagni e compagne che da sempre prendono posizione in maniera chiara contro le ingiustizie e per contribuire alla costruzione di un futuro migliore. Ancora una volta sarà importante fare sentire tutta la nostra solidarietà nei confronti di chi oggi si trova privato della propria libertà!
Sara libera! Tutti e tutte libere!
